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domenica 28 febbraio 2021

[Gruppo di lettura] Recensione: Il labirinto degli spiriti di Carlos Ruiz Zafón

 


Hello readers! Ultima domenica di febbraio e ultima recensione di un gruppo di lettura che ho amato alla follia. Negli scorsi mesi, insieme ad un gruppo di signorine blogger accomunate dalla passione per una grande voce della letteratura spagnola contemporanea, ho (ri)letto la tetralogia de Il cimitero dei libri dimenticati di Carlos Ruiz Zafón.

Dedicheremo quest'ultimo incontro/recensione alla conclusione della serie, Il labirinto degli spiriti, ma nel caso in cui aveste bisogno di una rinfrescatina alla memoria prima di continuare, ecco i link alle recensioni precedenti:

👉 Il gioco dell'angelo

👉 Il prigioniero del cielo

👉 La saga de Il cimitero dei libri dimenticati (recensione di Ginny)


Pronti per quest'ultima recensione?

Titolo: Il labirinto degli spiriti

Autore: Carlos Ruiz Zafón

Serie: Il cimitero dei libri dimenticati

Casa editrice: Mondadori

Genere: Narrativa contemporanea

N° pagine: 840

Prezzo cartaceo: € 28,00

Trama:
Barcellona, fine anni ’50. Daniel Sampere è cresciuto, tormentato dal mistero che avvolge la morte di sua madre. Sarà Alicia Gris, un’anima emersa dalle ombre della guerra, a condurre Daniel al cuore delle tenebre e aiutarlo a svelare la storia segreta della sua famiglia. Ma il prezzo da pagare sarà altissimo…



Eccoci arrivati alla fine di una saga durata ben quindici anni. Non invidio i lettori che al tempo - parliamo di un finale uscito ben cinque anni fa - dovettero attendere davvero tanto per veder conclusa una saga che aveva già consacrato Carlos Ruiz Zafón nell'olimpo degli scrittori spagnoli con il primo capitolo, L'ombra del vento, uscito nel lontano 2001.
Gli anni che incorrono tra questo e l'ultimo capitolo della tetralogia de Il cimitero dei libri dimenticati non sono quindi una sciocchezza, parliamo di circa 2000 (magistrali, o quasi) pagine che di certo non si scrivono da sole, ma Il labirinto degli spiriti è davvero una degna conclusione a ciò che L'ombra del vento ha dato vita?

Sì, oggi mi sento polemica e in vena di provocazioni, quindi iniziamo proprio così:



Non negherò che ho faticato a (ri)buttar giù metà di questo libro quando, tra una scena di suspense e una di sconvolgenti rivelazioni, la storia stagnava soffermandosi quasi a lungo sul descrivere i sentimenti dei protagonisti in un preciso momento o per un ricordo lontano. È pur vero che non sono una lettrice avvezza ai sentimentalismi, ma quando la lettura ha un enorme nodo della matassa da sbrogliare, non disdegno l'andar velocemente al punto. Sono curiosissima, che posso farci?

Rileggere Il labirinto degli spiriti mi ha dato l'opportunità di guardare questa storia, e l'intera tetralogia, da un differente e nuovo punto di vista, rivalutando alcuni personaggi e ridimensionandone altri, collegando prima e diversamente tutti i suoi fili.

La prima volta che ho concluso il libro ero assolutamente sicura che fosse Alicia Gris il personaggio che più meritasse la mia stima. Una donna forte, dal difficile passato e sempre pronta ad infrangere le barriere di genere (una Spagna degli anni Sessanta del Novecento, classificava solo in un determinato modo le donne che mettevano loro stesse davanti al dovere di procreare). La storia raccontata dal suo punto di vista, o meglio, dal suo focus - si tratta sempre di una narrazione in terza persona e di un narratore onnisciente - riesce a tenere il lettore incollato alla pagina. Saranno però i primi -enta che mi salutano dall'orizzonte, ma questa volta ho preferito maggiormente le apparizioni di Fermín, un personaggio che ho rivalutato e in positivo. Una persona forgiata dagli anni e dalle avventure, sempre pronto a comprendere senza giudicare, il primo a capire tutto e a fingere, all'occorrenza, indifferenza.

Altro personaggio da non sottovalutare, costantemente presente alle spalle degli altri, è la città di Barcellona stessa,

"(...) una strega (...). Ti si intrufola sotto la pelle e non ti lascia mai andare..."

afferma lo stesso Fermín, una città che vive di luci e tenebre, sempre pronta a tendere agguati ai più ingenui.

In questo ultimo capitolo della serie de Il cimitero dei libri dimenticati, mi aspettavo una Barcellona più spettarle e magica di quella descritta nei libri precedenti, ma ahimè, in ben ottocento pagine, la città quasi scompare per lasciare spazio agli intrighi di Alicia Gris, dei Sempere e di quella macchina, spesso mortale, chiamata regime franchista. Lo stesso vale per il Cimitero dei libri dimenticati, un posto che ho immaginato un po' a metà tra il paradiso terreno dei lettori e il purgatorio degli scrittori dimenticati, e che appare solo per qualche capitolo ne Il labirinto degli spiriti.

Di certo il lettore che vuole arrivare a sciogliere il bandolo della matassa e a collegare tutti i capi sciolti, non resta deluso da questa lunga ed enorme conclusione, ma sicuramente verso la fine si percepisce quanto anche Carlos Ruiz Zafón stesso volesse mettere un punto a qualcosa iniziato molto tempo prima e che rischiava di perdere l'appeal di cui, grazie a L'ombra del vento, godeva l'intera serie.

D'altrone, dice bene Julián Carax:

"Una storia non ha principio né fine, soltanto porte d'ingresso. (...) Una storia è, in definitiva, una conversazione fra chi la racconta e chi l'ascolta: un narratore può raccontare solo fin dove lo sorregge il mestiere, mentre un lettore può leggere solo fino a ciò che porta scritto nell'anima."

So nessuno avrebbe smesso di ascoltare Zafón, ma tutto ha una fine e noi lettori lo sappiamo bene.

Probabilmente, al tempo come ora, ho caricato Il labirinto degli spiriti di aspettative più grandi del dovuto, ma ciò non significa che ne sia stata totalmente delusa. Ritagliarsi del tempo per leggere Carlos Ruiz Zafón è sempre un piacere e non posso che dare all'epilogo della storia dei Sempere e di Carax


Sono curiosa però di conoscere però la vostra opinione su quest'ultimo capito e, perché no, sull'intera serie de Il cimitero dei libri dimenticati!

Questo GDL termina qui, ma non vedo l'ora di partire con il prossimo! E voi, avete qualche autore del cuore da proporci?




 

giovedì 25 febbraio 2021

Review Party: "Greythorne" di Crystal Smith

 Buon pomeriggio appassionati lettori, 

Oggi vi voglio presentare una nuova attesissima uscita di questo mese, nello specifico vi parlerò del secondo libro della serie "Bloodleaf", di cui in Italia abbiamo già avuto modo di leggere il primo libro "Fiore di Sangue". Grazie alla Mondadori ci è ora possibile leggere "Greythorne" e posso veramente dirmi felice ed onorata di potervelo ancora una volta presentare in anteprima!



Mi ero perdutamente innamorata del primo libro di questa serie e devo ammettere che andando avanti ho potuto amarlo solamente di più.

In questo secondo volume ritroviamo la nostra Aurelia, che ormai ha lasciato da qualche tempo Achlev e si è immersa nel futuro, dove il fratellino Conrad ben presto diventerà Re.

La storia non inizia quindi dove l’avevamo lasciata, ma un po' dopo e questo non permette al lettore di capire benissimo cosa sia successo nel mentre. Mi sono fatta moltissime domande in quel frangente e solamente dopo troveranno una risposta, un inizio quindi tranquillo che quasi disorienta per poi permetterci di botto di tornare nuovamente catapultati in un vai e vieni di avvenimenti senza fine.

I protagonisti si vede che hanno fatto una grande evoluzione, Aurelia in particolare è molto maturata, le sfide che ha dovuto affrontare nel libro precedente hanno cambiato e temprato il suo carattere rendendola la vera eroina della storia. Questa sua effettiva evoluzione è forse una delle parti che più ho apprezzato di questo volume, certo la storia prosegue carica di colpi di scena e attrae irrimediabilmente il lettore, ma questa presenza importante di Aurelia permette a noi che leggiamo di rispondere a molte delle nuove innumerevoli domande che ci si presenteranno lungo le pagine.
Forse ciò che non ho molto apprezzato in questo cambiamento è il suo modo di immolarsi per il bene superiore, mettendo molto spesso da parte i suoi desideri e ciò che lei è per gli altri.
Non dico che avrebbe dovuto pensare più a se stessa ma in alcuni momenti mi è stata veramente antipatica perché non ho condiviso le sue azioni.

La motivazione principale che muove molti suoi gesti è il senso di colpa, si rende colpevole per ciò che è successo alla sua famiglia e al suo regno e vorrebbe sistemarlo ad ogni costo. Questa è sicuramente una delle tematiche che più vengono sviluppate in questo volume, il combattere per ciò che si ritiene giusto a discapito di ogni cosa.

I restanti protagonisti restano per lo più gli stessi, il nostro adorabile Zan, Kellan che si aprirà molto di più permettendoci di conoscerlo meglio. Il suo umorismo riuscirà in alcune occasioni a farci sorridere piacevolmente. Una nuova protagonista è senza ombra di dubbio Rosetta, dal passato difficile riuscirà a conquistare molti di noi, ella è infatti la guardiana della foresta di Ebonwilde.

Come successo precedentemente le ambientazioni sono diverse, mirate a permetterci di conoscere più approfonditamente i nostri personaggi.

La magia viene vista come un nuovo tema e quasi nuovo protagonista molto più affrontato che in precedenza, vedendo un Aurelia in continua evoluzione per riuscire a usare in modo più completo il suo potere.

Lo stile dell’autrice è fluido ed incalzante, dopo tanto tempo lontani da questo mondo fantasy ci ritroviamo catapultate in mezzo ad un mondo magico che non stanca mai e che abbiamo sempre di più voglia di conoscere e scoprire. Sicuramente i colpi di scena che si susseguono non ci lasciano il tempo di riprenderci o annoiarci e non ci rende possibile allontanarci dalla lettura.

Se avevo adorato il primo volume sicuramente non avrei immaginato di innamorarmi così tanto anche del seguito, ed invece le aspettative non sono mai state deluse e proprio per questa motivazione non posso fare a meno di consigliare a tutti voi di leggere e scegliere questo libro per passare qualche ora tranquilla.


Il finale è sbalorditivo e mette una voglia incredibile di leggere il terzo volume, perciò prepariamoci a un nuovo libro scoppiettante!

Il mio voto: 


La serie "Bloodleaf" è composta da: 

1.Fiore di Sangue (Recensione

2. Greythorne (Uscita 19 febbraio 2021) 

3. Ebonwilde (Prossimamente)



Se non conoscete questa serie spero di avervi incuriosito perché io ne sono veramente innamorata e non vedo l'ora di poter scoprire come terminerà questa storia così avvincente! 





giovedì 18 febbraio 2021

Review Tour: "I will marry Harry" di Cinnie Maybe

Buongiorno lettori!
Oggi è il momento di una storia romantica e frizzante! Edita da Delrai Edizioni e scritta da Cinnie Maybe, I will marry Harry ci trasporta in una divertente avventura dove nulla sembra essere prevedibile fino all'ultima pagina.



Titolo: I will marry Harry. Gli imprevisti dell’amore
Autore: Cinnie Maybe
Casa Editrice: Delrai Edizioni
Prezzo ebook: 4,99€
Prezzo cartaceo: 16,50€
Data di pubblicazione: 11 febbraio 2021


Trama:
Viola Jones è innamorata persa. Lei, infatti, non prova alcun interesse per nessun ragazzo al di fuori del Principe Harry ed è certa che prima o poi riuscirà a incontrarlo e a farlo innamorare di lei. Per questo non vuole assolutamente sentir parlare del suo matrimonio felice con Meghan Markle. Il suo obiettivo, perciò, è incontrare il principe e convincerlo ad aprire gli occhi, ma non sa bene come fare.
L’occasione d’oro si presenta quando, leggendo un annuncio sul The Guardian, scopre che i Duchi di Cambridge, William e Kate, hanno bisogno di un giardiniere da inserire nel team per prendersi cura dei meravigliosi giardini di Kensington Palace. Quindi, sebbene Viola stia al giardinaggio come un elefante sta alla danza classica, decide di sfruttare l’occasione e candidarsi per quel posto, con l’unico intento di arrivare così finalmente al suo Harry. Inizierà quindi la sua avventura nei bellissimi giardini di Kensington, dove però dovrà scontrarsi con un altro Harry, un burbero collega con cui dividerà le giornate. Sarà sufficiente questo incontro a farle abbandonare il sogno di sposare il secondogenito di casa Windsor?
È il caso di dirlo, se son rose fioriranno…

Se stavate cercando un romanzo frizzante e divertente, questo è proprio quello che fa per voi!

La protagonista è una giovane donna alle prese con l’eterno problema di un lavoro che non riesce a trovare, ma con un grande obiettivo: sposare il Principe Harry. Lui, e solo lui, è il ragazzo giusto, il principe dei propri sogni. Certo, c’è quel piccolo particolare che lui è già sposato, ma potrà forse questo fermare la determinazione dell’intraprendente Viola Jones? Una donna dalle mille risorse, capace di trasformarsi da una versione elegante e raffinata, ad una attenta e vivace giardiniera dei giardini di Kensington Palace. Un’avventura che inizia con molto coraggio, ma si sa, se crediamo davvero nei nostri sogni, siamo disposti a tutto. Da solare sognatrice, assistiamo alla crescita di Viola, al suo scoprire nuove qualità che pensava di non avere, fino a mettere in discussione tutto quello che finora aveva sempre creduto. Perché la vita in fondo è imprevedibile, e se lavorare ai giardini di Kensington Palace poteva essere l’occasione di avvicinarsi al Principe Harry, quello con cui si scontra è un Harry ben diverso. Mi verrebbe da definirlo come un orso, nel carattere burbero e cocciuto, come nelle alte difese che ha innalzato attorno al suo cuore, per sopportare e passare oltre le delusioni del passato. 

L’antitesi della protagonista: se lui è come il cielo scuro quando c’è il temporale, lei arriva come una ventata di aria fresca a spazzare le nubi, portando un raggio di sole con la sua allegria e ingenuità.
Una storia che procede con alti e bassi, dove non sembra mai arrivare davvero un lieto fine, negli imprevisti e nelle difficoltà che si possono incontrare nel cominciare a fidarsi di un altro, nell’aprire il proprio cuore dovendo fare ancora i conti con la paura di soffrire ancora, di sbagliare. Un romanzo in cui si intrecciano non solo gli aspetti più romantici che ci fanno sognare, ma anche le fragilità di uomini e donne quando si mettono in gioco. Perché se la storia ha Viola ed Harry come protagonisti principali, attorno a loro ne vivono altri, ognuno alle prese con la propria storia e con le loro sfumature, che giungono a creare un’atmosfera magica e ricca di emozioni.

La scrittura è scorrevole, il ritmo è incalzante, i dialoghi portano quel tocco esilarante e romantico che riesce a catturare il lettore e a farlo divertire dalla prima all’ultima pagina. Il punto di vista alternato tra i protagonisti rende il tutto più avvincente e ci permette di entrare appieno nella storia, potendo percepire quello che stanno vivendo entrambi. I personaggi sono descritti in modo particolare, risultando perfetti ed essenziali per lo sviluppo della storia stessa.

Un romanzo che consiglio a chi cerca un po’ di spensieratezza e divertimento.

Voto:



martedì 16 febbraio 2021

Review Party: "I mondi di J.R.R. Tolkien. I luoghi che hanno ispirato la Terra di Mezzo" di John Garth

Buongiorno lettori!
Quest'oggi vi porto con me alla (ri)scoperta dei luoghi e delle ambientazioni di un'opera che è quasi impossibile non conoscere. Grazie alla penna e alla ricerca di John Garth, possiamo rivivere i meravigliosi scenari del legendarium tolkieniano nella nuova uscita Oscar Mondadori: I mondi di J.R.R. Tolkien. I luoghi che hanno ispirato la Terra di Mezzo.
(Ringrazio la casa editrice per averci permesso di leggere in anteprima l'opera)


Titolo: I mondi di J.R.R. Tolkien
Sottotitolo: I luoghi che hanno ispirato la Terra di Mezzo
Autore: John Garth
Collana: Draghi
Casa Editrice: Oscar Mondadori
Pagine: 208
Prezzo cartaceo: 30,00€
Data di uscita: 16 febbraio 2021

Sinossi:
Questo libro, scritto da uno dei massimi studiosi tolkieniani, è un vero e proprio tour de force visivo alla scoperta dei luoghi che hanno ispirato l’autore del Signore degli Anelli nella creazione dell’universo narrativo della Terra di Mezzo. Le centinaia di illustrazioni contenute comprendono disegni dello stesso Tolkien, contributi di altri artisti, immagini d’archivio e spettacolari fotografie di paesaggi realizzate al giorno d’oggi.
La ricognizione degli ambienti che hanno influenzato l’ispirazione tolkieniana spazia in tutte le direzioni attraverso la Gran Bretagna, soffermandosi soprattutto presso le Midlands Occidentali e presso Oxford, autentici archetipi dell’immaginario di Tolkien. Garth identifica gli “originali” dai quali hanno preso vita Hobbiton, l’elfica valle di Valforra, le Caverne Sfavillanti del Fosso di Helm, e ogni altro elemento che compone la Terra di Mezzo: montagne, foreste, fiumi, laghi e scogliere.
Il volume rivela le interconnessioni tra i viaggi di Tolkien, le sue letture e la sua immensa cultura come professore oxoniense. Garth attinge alla profonda conoscenza della vita e dell’opera tolkieniane per gettare luce sul suo straordinario processo creativo, confutare alcuni frequenti luoghi comuni relativi alle fonti di ispirazione della Terra di Mezzo, e portare invece prove a sostegno delle proprie tesi.
Organizzato per temi, I mondi di J.R.R. Tolkien o re un itinerario illustrato nella vita e nella mente di uno degli scrittori più amati, un’indagine sul legame tra universi reali e fantastici, e avventurosi percorsi per chiunque voglia incamminarsi sulle orme di Tolkien.

« Molti recensori » si lamentò Tolkien una volta « sembrano pensare che la Terra di Mezzo sia un altro pianeta! » 
[cfr. Lettere (1914-1973)]

Con I mondi di J.R.R. Tolkien, John Garth ci trasporta in un incredibile viaggio tra i paesaggi che hanno ispirato la Terra di Mezzo. Un itinerario che si snoda attraverso undici capitoli, ognuno dedicato ad aspetti particolari del legendarium, ma anche connessi tra loro, in un continuo richiamarsi che fa capire la grandiosità dell’opera tolkeniana e ci permette di vedere scenari e paesaggi conosciuti in un modo totalmente nuovo. Difficile parlare di quest’opera senza addentrarsi nei suoi contenuti, nelle sue meravigliose fotografie e nelle sue puntuali citazioni. E quello che troverete qui sarà solo una minima parte di ciò che riserva l’opera stessa.

Per raccontarvi di questo viaggio, ho preso come spunto uno dei suoi capitoli, in cui l’autore affronta l’ispirazione di Tolkien partendo dai quattro punti cardinali, quattro venti. Partendo dal presentarvi ciò che più mi ha colpito nella terra da cui tutto è partito: l’Inghilterra.

« Se volete davvero sapere su cosa si basa la Terra di Mezzo, dovete guardare allo stupore e all’amore che nutro per la terra in quanto tale, specie nei confronti della natura. »
Henry Resnick, An Interview with Tolkien, “Niekas”, n.18, 1967

Da subito Tolkien richiama la meraviglia tipica dei bambini, capaci di guardare al mondo vedendo molto più di quello che si può osservare con gli occhi, affascinati dalla realtà e capaci di trasportarla in un mondo fantastico. Prende spunto dalla propria esperienza, dalle lunghe camminate che da bambino faceva per spostarsi, dal dialetto del Sarehole, dai paesaggi delle Midlands Occidentali, ma anche dalle letture e dal’immaginazione, prendendo ciò che più lo colpiva per inserirlo, a modo suo, all’interno delle sue storie. Ad esempio, ritroviamo l’Inghilterra e le sue campagne nella terra dei mezzuomini, nelle caratteristiche degli Hobbit, nei loro villaggi e nei loro campi, pur assumendo anche sfumature completamente altre rispetto a ciò che la realtà gli offre.

« Se una storia dice: “salì su una collina e vide un fiume giù nella valle”, chiunque ode queste parole avrà un’immagine sua propria, che sarà fatta di tutte le colline, e i fiumi, e le valli che ha visto, ma soprattutto della Collina, del Fiume, della Valle che costituirono per lui la prima incarnazione della rispettiva parola. »
J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit, cit., p. 42

Ritroviamo anche i fiumi e i laghi dell’Inghilterra, quelli che ha incontrato nella sua giovinezza con il fratello, paludi e pozze in cui andava a giocare. Persino l’importanza degli alberi arriva dalla sua infanzia, la sensazione di sollievo dai pericoli che i personaggi provano quando si arrampicano su di essi. Una tranquillità e bellezza che ritrova anche nella vita adulta, vedendo i boschi come luoghi di quiete e serenità.

Nord
Dal passato germanico all’antico islandese, 
passando per la mitologia norrena e anglosassone.

Dalla conoscenza con il mondo finlandese emerge il suo passatempo nell’inventare nuove lingue e l’ispirazione per la prima lingua elfica, voce dal sapore antico, che doveva appartenere a qualcuno più antico dell’uomo stesso, qualcuno che vivesse ancora solo nelle leggende e nelle fiabe. Qui prende vita la prima definizione degli elfi come

Liós-álfar
Gli elfi della luce, più belli della luce del sole

Dalle opere inglesi arriva l’ispirazione per la stessa Lothlórien, terra dei mallorn, emblema della longevità, dove sempre le fronde si tingono dei colori dell’oro nelle foglie d’autunno e nei fiori di primavera.

Illustrazione di Tolkien


Ovest
L’occidente della mitologia irlandese, 
dei racconti arturiani e del Nordamerica.

L’occidente celtico si intreccia in Tol Eressëa, l’Isola Solitaria, che Tolkien fa inizialmente coincidere con l’Inghilterra:

Tír na nÓg « la terra del giovane eterno »
Hy Breasail « l’isola fortunata »

Depiction of a harbor of Tol Eressëa by Billy Mosig

In una successiva visione le separa in due entità distinte, ma sempre legate grazie agli Elfi che le abitano, all’eroe viaggiatore che va alla ricerca delle terre elfiche a Occidente. La stessa Gran Bretagna viene considerata sacra, grazie al legame coi Silmaril.
Quello celtico è un mondo da cui molto ha preso, nella tradizione delle terre sommerse e nel popolo degli Elfi, in particolar modo la stirpe dei Noldor, che nelle sue caratteristiche e nei luoghi che abitano condividono molto dei tumuli fatati del Sidhe, ricordando i Túatha Dé Danann della mitologia irlandese.
Ma a Ovest v’è anche il mondo arturiano, nella compagnia che parte per una pericolosa impresa, come anche il Nordamerica dei “pellerossa”, nella stirpe dei Druadan e dei Lossoth, nelle abilità degli elfi dei boschi.

Sud
Il mondo latino e greco, 
le opere epiche e l’Africa.

Lo incontriamo nel regno di Gondor e nella città di Minas Tirith, nella caduta dell’elfica Gondolin, nella dimora dei Valar sul Taniquetil.
Incontriamo le magnifiche Alpi nella descrizione delle montagne e delle valli, del fiume di Rivendell.

« Era un mondo senza cielo ove il suo occhio, attraverso vaghi abissi d’aria umbratile, scorgeva una sequela ininterrotta di pendii, grandi pareti di pietra dietro altre pareti, e minacciosi precipizi asserpolati dalla nebbia. Rimase per un attimo quasi sognante ad ascoltare il rumore dell’acqua, il mormorio di alberi oscuri, lo scricchiolio della pietra, e il vasto silenzio sospeso che covava dietro tutti i rumori. »
J.R.R. Tolkien, Il ritorno del re, cit., Libro Quinto, cap. III

Illustrazione di Tolkien

Troviamo anche il mondo dell’Africa, che Tolkien ha visto da bambino, nella descrizione di Fangorn, dell’Ithilien e dell’Harad, nella creazione del Flagello di Durin.
Dall’Africa arriva anche l’ispirazione per la torre númenoreana di Orthanc, che richiama il collo dei vulcani, dove il magma indurito si è depositato, come pure il Meneltarma, vulcano che sorge a picco sul mare e che è sormontato dal tempio di Morgoth a Númenor prima della sua caduta:

« poi la nube fumosa si squarciò
e vedemmo il Monte Fato
stagliarsi nel cielo in colonna
dei monti mortali la più alta
cima d’una potenza fondata
col fuoco a cingere la corona. »
The Voyage of St Brendan, in J.R.R. Tolkien, “Sauron defecate”, cit., p. 295

Est
Il Medio Oriente e 
la tradizione medievale europea.

La creazione tramite la Musica degli Ainur e gli alberi di Valinor, simili agli alberi del sole e della luna dell’estremo oriente, mentre dalle leggende medievali arriva la ricerca della vita eterna, condanna per Númenor, e le caratteristiche di alcune costruzioni.

Alan Lee

Un viaggio ricco di immagini e approfondimenti, che affronta ogni particolare in capitoli dedicati alle montagne, al mare, ai fiumi e agli alberi, con particolare riferimento anche alla Grande Guerra che ha vissuto e alla quotidianità inglese. Le immagini accompagnano quasi ogni pagina, arricchendo l’opera e permettendo al lettore di poter non solo immaginare ciò che legge, ma anche ritrovare davanti agli occhi quegli scenari che lo hanno ispirato. Molte sono poi le schede che approfondiscono i temi principali dei capitoli, in un lavoro davvero mirabile di approfondimento.
Un libro che si legge in modo scorrevole, capace di trasportare nuovamente il lettore negli scenari del legendarium tolkieniano,

« Ma come descriveresti ciò che ho visto in una cartolina sbiadita?
Il sole ci brillava sulle teste e l’immenso Atlantico si gonfiava e s’infrangeva schizzando schiuma sulle rocce e sugli scogli. Il mare ha scavato magiche grotte, e zampilla per la scogliera facendola risuonare con un suono di trombe, o spruzzando schiuma come una balena; ovunque brillano rocce nere e rosse, e la schiuma bianca risalta su mare ora trasparente ora screziato di verde di violetto. »
Humphrey Carpenter, J.R.R. Tolkien. La biografia, cit., p. 113

Voto:



Non perdetevi le altre tappe del Review Party!






Recensione: “L'ancella” di Celia Aaron serie Il monastero vol.1

Buongiorno meraviglie,

siete pronte per l’uscita di oggi di cui vi parlo in anteprima?

No, secondo me non lo siete.

L’ancella” di Celia Aaron stravolgerà ogni vostra certezza.

Grazie a Hope Edizioni il primo volume della trilogia è disponibile in Italia e non dovremo attendere molto per il secondo e l’ultimo che arriveranno a distanza di uno e due mesi rispettivamente.

 


SINOSSI:

Mi sono unita al Monastero nella speranza di trovare la verità, ma ho scoperto altro, molto altro; l’oscurità che attanaglia questo posto mi seduce ogni giorno di più, mi attira a sé, finché non riesco a pensare a nient’altro, se non a lui. Adam Monroe, il figlio del Profeta, un Principe delle tenebre a capo di un impero che cresce istante dopo istante. Lui mi proteggerà dai lupi che minacciano il mondo. Eppure, più rimango al Monastero, più capisco che le belve sono proprio gli uomini al servizio del Profeta. Se Adam scopre perché sono qui, mi punirà con il sangue. Fino ad allora, sarò Delilah, serva obbediente del Profeta, durante il giorno, e di Adam, durante la notte.

   


Quando dico che non siete pronte ad una lettura di questa portata sono sincera. Non lo ero nemmeno io.

Di troppi libri ho sentito parlar bene, elogiarli, ed essendo una lettrice forte nel mondo romance ormai con difficoltà qualcosa mi sconvolge o mi rapisce.

L’ancella c’è riuscita.

Celia Aaron mi ha lasciata senza fiato. Con il batticuore e un ronzio sordo nelle orecchie.

Avevo voglia di gridare e di restare in silenzio a godere di ogni momento di lettura al tempo stesso.

Poche volte i dark mi destabilizzano così tanto e credo di poter affermare che non leggevo un dark romance così da un paio d’anni. L’ultimo che avevo trovato originale e che mi aveva ammaliata era stato L’esca di Jade West (se non lo avete letto e amate il genere recuperatelo subito!)


 Non appena ho aperto il kindle e mi sono tuffata nelle pagine de L'ancella sono stata immersa nella storia della protagonista Delilah.

Nel momento del suo debutto, se così vogliamo chiamarlo, nel Monastero sotto lo sguardo attento e vigile del Profeta. Colui che sembra tirare i fili di questa organizzazione capace di spezzare i legami delle persone all'esterno del Monastero e di rendersi unico nel poter comandare.
Delilah viene affidata, o forse sarebbe più opportuno dire scelta, da Adam. Il figlio maggiore del Profeta.


C'è tanto a comporre le pagine de L'ancella. Talmente tanto che l'ho letto poco alla volta. Non l'ho voluto interrompere con altre letture, non l'ho voluto mettere da parte o rimandare la lettura perché in qualche modo mi ha intrigata. Non sono riuscita a fuggire dal mood nel quale mi aveva fatta piombare con solo due capitoli, ma ho centellinato la lettura poco alla volta. Come se volessi apprezzarne e coglierne ogni sua sfumatura.
Tutto ciò che si cela dietro le sette mi affascina. Tendo a domandarmi perché ci sono persone che ripongono in una sola persona così tanta fiducia, perché si scelga di fare una determinata vita, e determinate scelte. Perché la psiche umana sia capace di tanto e al tempo stesso sia così debole e volubile.
Ma non è il caso dei protagonisti.
Entrambi determinati, capaci di indossare una maschera all'apparenza.

 


 La bravura di Celia Aaron, che avevo già apprezzato in altri romance, mi ha lasciata senza fiato. Descrizioni accurate che non mi hanno annoiata, anzi sono state ben equilibrate con il contesto.

Pur svolgendosi in un unico luogo è riuscita a dare una caratteristica diversa per ogni ambiente. È riuscita a raccontare atti barbari e indegni sconvolgendomi. E non sempre queste emozioni negative portano ad un voto negativo, perché l'autrice è riuscita a farmi amare ancora di più i momenti più soft (chiamiamoli così, anche se di soft c'è poco).
Bisogna essere preparati ad un dark tosto.
Non è la solita storia che racconta della sindrome di stoccolma che affligge la protagonista nei riguardi del suo rapitore perché ne L'ancella fin dall'inizio si intuisce come le classiche situazioni che leggiamo nei dark, in questo siano rivoluzionate. La protagonista, Delilah, non è appagata o piacevolmente colpita da ogni cosa che le viene fatta nel Monastero, ma è decisa ad andare a fondo e Adam, figlio del Profeta, che tutti si aspetterebbero come un devoto, si scopre essere un ribelle.
Entrambi celano le proprie ragioni, entrambi nascondono i loro veri volti all'interno del Monastero.

 




Ipnotico, ammaliante, mi ha trascinato per ogni pagina. È stata una lettura sofferta, piena di colpi di scena. Una di quelle che ti trascinano in fondo e da cui poi fatichi a uscire. 

Quando ho terminato L’ancella mi sono sentita svuotata, come non mi capitava da tempo con un libro. Non so come andranno i prossimi volumi, la curiosità mi sta uccidendo, ma di una cosa sono certa: L’ancella vola dritto nei miei top 2021. 

Il mio voto:


Leggetelo! Non avete scuse!





domenica 14 febbraio 2021

Review Party: " Al tuo ritorno" di Penelope Ward

 Buongiorno appassionati lettori, 

Oggi voglio presentarvi una nuova uscita edita Always Publishing Editore, "Al tuo ritorno" di Penelope Ward. Ho letto spesso libri di questa autrice e non mi ha mai deluso, di questo mi ha colpita immediatamente la sua trama.... ma andiamo a vedere di cosa si tratta!!


Se vi aspettate di leggere un libro dove vengono trattati dei temi profondi accerchiati da una storia d'amore incredibile questo fa sicuramente al caso vostro. 
La struttura del libro mi è piaciuta molto, parte raccontandoci il presente per poi tornare indietro di dieci anni per permetterci di scoprire cosa sia realmente successo tra i due protagonisti. Molto spesso queste storie diventano pesanti per l'inserimento continuo di flash-back che spesso fanno più confusione che altro. In questo romanzo invece la Ward riesce a farci vivere tutto ciò che è successo dieci anni prima in un quarto di libro e solo poi torneremo al presente più carichi di informazioni e liberi di continuare la lettura con molte domande, ma allo stesso tempo più comprensione. 
Mi è quindi piaciuto moltissimo lo stile di scrittura, avendo letto altro di suo sapevo già che non mi avrebbe delusa, lei riesce sempre a coinvolgere il lettore inserendo anche tematiche molto importanti che poi sviluppa piano piano durante il libro.Passiamo dalla redenzione, all'amore, alle malattie come la demenza senile tematiche che ogni giorno fanno parte della nostra quotidianità e che arricchisce questa storia permettendole di posizionarsi tra uno dei romance più belli di questi tempi.
 
I protagonisti di questa storia sono Raven e Gavin
 
 

 
Raven è una ragazza che vive con la madre, il padre le ha la abbandonate, questo però non le impedisce di essere molto educata e giudiziosa. Non avendo grandi proprietà di spesa durante l'estate, da giovane, per mantenersi lavora come cameriera insieme a sua madre nella tenuta dei Masterson. 
Lei è infatti molto caparbia e vuole arrivare ad ottenere i suoi obbiettivi, e sarà proprio per raggiungere questi che rinuncerà molte volte alla felicità. 
I Masterson, sono una delle famiglie più ricche e benestanti di Palm Beach, dopo poco Raven conoscerà Gavin e i due ragazzi inizieranno a conoscersi meglio, innamorandosi perdutamente. 
Durante quell'estate vedremo infatti come i due ragazzi si perderanno l'uno nell'altra lasciandosi andare ad un amore totalizzante e niente sembra avere il potere di dividerli.. niente se non Ruth, la madre di Gavin. 
Vi devo dire la verità, sono appena uscita da una storia dove la madre era molto presente e mi è sembrato di rivedere in questa moltissimo Ruth, ecco perchè l'ho odiata per tutta la durata del libro. Per lei suo figlio può avere al suo fianco solo ciò che per lei è giusto, solo una persona del suo rango perchè tutte le altre hanno intenzioni opportunistiche, vediamo quindi una donna che farà di tutto per allontanare i due giovani. Spesso ricadendo in viscidi ricatti e minacce, forse perchè l'ho vissuto sulla pelle ma leggere di questi comportamenti mi ha fatta riflettere moltissimo.
 
Qualcosa si metterà effettivamente in mezzo a loro e e i due prenderanno strade diverse, lui andrà a Yale e lei continuerà a ricercare il raggiungimento dei suoi obbiettivi primari. 

Come succede nelle storie d'amore più profonde e nei libri più belli queste riescono a ritrovarsi e a riscoprirsi. 
Il primo amore si dice che non si scorsa mai ed è così infatti che Raven e Gavin si ritrovano dopo dieci anni nuovamente presi l'uno dall'altro, non li aiuterà di certo la presenza di una bugia, di un segreto che sembra avere il potere di cambiare ogni cosa. 

Raven è riuscita a diventare un'infermiera professionista e Gavin è un'imprenditore di successo, ma questo non impedirà ad entrambi di crescere ancora insieme. 
 
I personaggi secondari presenti all'interno della storia mi sono piaciuti moltissimo perchè ci permettono di riempire tutti quei vuoti che si creano di pagina in pagina aggiungendo nuovi avvenimenti. Molto spesso sembrano dei veri e propri personaggi principali. 

La Ward è riuscita a creare una storia d'amore travolgente, con due personaggi in continua evoluzione. 
Se vi piacciono le storie ricche di queste tematiche molto forti non potete non appassionarvi a questo romanzo e non posso quindi io fare a meno di consigliarvi questa lettura di cuore!

Il mio voto: 




Non aspetto altro di poter leggere nuovi libri di questa autrice!

E voi??  

 

 

lunedì 8 febbraio 2021

Review Party: “Il regno capovolto” di Marie Lu

 

Buongiorno meraviglie,

oggi esco dalla mia confort zone fatta di romance per addentrarmi nella lettura di Marie Lu e il suo ultimo lavoro edito Mondadori: “Il regno capovolto”.

Ne avete già sentito parlare?

  



Prima di lasciarvi la mia recensione, vi lascio leggere la trama:

NATA CON UNO STRAORDINARIO DONO musicale, la piccola Nannerl Mozart ha un solo desiderio: essere ricordata per sempre. Ma, anche se incanta le platee con le sue straordinarie interpretazioni, ha poche speranze di diventare una celebre compositrice. È una ragazza nell’Europa del Diciottesimo secolo, e ciò significa che comporre per lei è proibito. Suonerà fino a quando avrà raggiunto l’età da marito: su questo il suo tirannico padre è stato ben chiaro.

Ogni anno che passa le speranze di Nannerl si fanno più sottili, mentre il talento del suo amato fratellino Wolfgang diventa sempre più brillante, e finisce per oscurarla. Ma un giorno giunge un misterioso straniero da una terra magica, con un’offerta irresistibile: può far diventare il sogno di Nannerl realtà. Ma il prezzo da pagare potrebbe essere altissimo.

Nel suo primo romanzo storico, l’autrice bestseller del “New York Times” Marie Lu intesse una storia rigogliosa e poetica che parla di musica, magia e dell’indissolubile legame tra un fratello e una sorella.

 


 


A spingermi a leggere questo romanzo è stata l'idea dell'autrice, che ho trovato geniale, di miscelare avvenimenti storici con una storia fantasy.
Tutti conosciamo Mozart, ma sfido chiunque a sapere che avesse una sorella ugualmente dotata.
Il libro è raccontato dal punto di vista di Maria Anna, anche chiamata Nannerl. Sotto la guida del padre suona il clavicembalo e viene messa in mostra proprio da lui con delle esibizioni nelle case di famiglie nobili per poter guadagnare.
Anche il piccolo di famiglia Wolfgang, lui chiamato Worfel in casa, ha una predisposizione per la musica e inizia a guadagnare e a viaggiare con tutta la famiglia al seguito per l'Europa.
I due fratelli hanno un segreto, un mondo magico al quale solo loro due hanno accesso. Un regno in cui un principe fatato ha bisogno del loro aiuto per riappropriarsi del trono.

Il libro ci racconta la storia di Nannerl nell'arco di una decina d'anni. Anni in cui si manifesta la realtà dell'essere una donna nel 1700. Nannerl sa che non potrà più viaggiare come fa il fratello, ma dovrà cercare marito e in qualche modo accantonare l'indipendenza della musica. Marie Lu affronta questa questione per tutta la durata del libro, come un tarlo che rosica ogni pagina arriva l'intento finale dell'autrice a informare il lettore, ma ahimé penso che potesse essere più incisiva.

La storia dei Mozart è interessante e il libro è molto carino. Anche la parte fantasy non è portata allo stremo, ma ha il giusto equilibrio con la realtà. Ma, c'è un ma.
Mi è mancato qualcosa fin da subito. Le invidie, il finale di un Mozart cresciuto che si allontana dalla sua famiglia, da quella sorella a cui era molto legato mi hanno lasciato con l'amaro in bocca.
È una storia che si lascia leggere, anche se per quanto mi riguarda non con un ritmo spedito. Intrattiene e informa anche sulla vita di un maestro del 700 di cui tutti vorremmo sapere di più, mettendo in luce anche la figura femminile, di cui non si accenna mai quando si parla di lui, che gli era accanto nell'infanzia. 


Il mio voto:


A presto,