giovedì 7 novembre 2019

[HOW TO Review Party] Quattro chiacchiere sulle storie d'amore con Valentina Cebeni


Hello readers! Il banner parla chiaro: eccoci ad una nuova puntata


Nelle precedenti due, abbiamo parlato di #blogging con

di Giulia Ciarapica

e

di Silvia Ceriegi

oggi lasciamo la blog-sfera per addentrarci nel mondo della scrittura vera e propria,
con Valentina Cebeni, la casa editrice  More Stories. e una nuovissima uscita:

SCRIVERE D'AMORE - I SEGRETI DEL ROMANCE A PORTATA DI MANO!


Avete preso carta, penna, notebook o iPad?
Pronti ad immergervi nel mondo del ROMANCE?

Non è la prima volta che Valentina Cebeni mette piede qui a I libri: il mio passato, il mio presente e il mio futuro, un anno fa il suo "La collezionista di meraviglie" aveva conquistato ben


il che vuol dire totally enchanted da una storia ambientata in una bottega che, a differenza degli oggetti al suo interno, a distanza di trecentosessantacinque giorni, non ho dimenticato.
Detto tra noi, se non avete ancora letto di questo romanzo, dovete correre ai ripari! 

Io stessa non avevo mai sentito parlare di questa scrittrice e leggere di una penna così raffinata e accattivante, fu davvero una piacevolissima sorpresa!

Ma oggi, come avrete capito, non vi parlerò della Valentina Cebeni scrittrice di romanzi...


Valentina Cebeni è tornata, ahinoi senza una nuova storia, ma con tanti tanti tanti consigli per gli aspiranti scrittori... di romance!

"Vorresti scrivere un romance ma non sai da dove iniziare?
Non ti mancano fantasia e idee ma poi è difficile metterle in pratica?
Niente paura! Questo manuale ti aiuterà a fare ordine tra i tuoi pensieri, fornendoti suggerimenti preziosi.
Attingendo dalla sua grande esperienza autoriale, Valentina Cebeni ti aiuterà ad orientarti nel meraviglioso e a volte complesso mondo dei libri, proponendoti alla fine di ogni capitolo degli stimolanti esercizi di scrittura.
Non farteli scappare!
Il romance per te non avrà più segreti."

La quarta di copertina non mente, "Scrivere d'amore" vi condurrà pian piano nel non facile mondo della scrittura... scoprirete che la vita da pennivendoli - suvvia! Si scherza! - fa per voi, o farete marcia indietro?
Pensateci sin da ora a questa risposta perché è proprio questo che si prefigge il piccolo manuale della Cebeni, far luce sul percorso da intraprendere per iniziare a scrivere e mostrare qualche primo ferro del mestiere.

Dal trovare l'ispirazione e capire come incanalarla per creare una storia, fino al trovare una casa editrice  che vi aiuti a trovare il pubblico di lettori, "Scrivere d'amore" compie un giro di 360° in un mondo vicino ai lettori... ma non troppo. Scrittura e lettura vanno sicuramente a braccetto, ma buon lettore non è sempre sinonimo di buon scrittore.
Non demordete però!
Se il fuoco della creatività letteraria arde in voi, questo è il manuale giusto per farlo divampare, un punto di partenza per evitare il brusco impatto con altri manuali di stampo decisamente più accademico.

E se invece avete uno scaffale interamente dedicato alla scrittura creativa e non?

*la sottoscritta sta tossicchiando perché nella sua libreria, tali scaffali sono due *
Se avete già frequentato qualche corso di scrittura creativa e avete letto, riletto e svolto manuali su manuali... uno in più, specialmente se leggero, scorrevole e piacevole come questo di Valentina Cebeni, non può farvi che un gran bene!
Di certo non vi annoierete a sfogliare "Scrivere d'amore" e poi, come si dice, repetita iuvant!

Vi potrà sembrare una recensione in miniatura, ma davvero non servono paroloni per descrivere l'ultimo lavoro della Cebeni, ho optato quindi per poche righe, ma in grado di andare subito al punto:
vi incuriosisce il mondo della scrittura? Allora "Scrivere d'amore" fa al caso vostro!
Volete mettere alla prova lo scrittore o la scrittrice che sentite nascere in voi?
Allora vi conviene iniziare subito "Scrivere d'amore"!
Siete certi di voler vedere il vostro romanzo sullo scaffale "novità" della vostra libreria del cuore?
Allora sfogliare "Scrivere d'amore" vi rinfrescherà le idee!

Dopodiché toccherà soltanto a voi! Scrivete scrivete scrivete!

Io aspetterò con ansia di recensire i vostri romance!









mercoledì 6 novembre 2019

[Review Tour] Recensione: La libertà possibile di Margaret Wilkerson Sexton


Hello readers! I pomeriggi piovosi come questo, sono fatti per starsene al caldo sotto le coperte in compagnia di un buon libro. Non sappiamo se stiate già sprimacciando i cuscini per mettervi comodi, ma siamo certe di una cosa, abbiamo il titolo adatto ad una grigia serata di novembre:

LA LIBERTÀ POSSIBILE

libro d'esordio di Margaret Wilkerson Sexton, arrivata qui in Italia lo scorso 10 ottobre grazie alla casa editrice Fazi Editore.
Se ci è stato possibile, però riceve l'ARC, dobbiamo solo ringraziare la stessa casa editrice e la super-organizzatissima Luisa Distefano, del blog "I sussurri delle muse", che ci propone titoli mai banali.

Si ritorna a parlare di libertà quindi, dopo la nostra recensione di ieri su "Non siamo mai stati qui" che ci ha portate a riflettere su cosa significhi vivere sotto un regime totalitario, oggi faremo un excursus letterario di circa sessant'anni, per riflettere su cosa comportava - e ancora comporti - far parte della società afroamericana negli Stati Uniti.

La recensione è pronta, noi non vediamo l'ora di sentire i vostri pareri su cosa significhi essere liberi nel 2019, ma prima dobbiamo farvi leggere la trama de "La libertà possibile", giusto?



Trama:
1944, New Orleans. Evelyn proviene da una delle più rispettate famiglie della città e quando si innamora di Renard, un ragazzo qualsiasi, senza soldi e dal futuro incerto, in casa scoppiano le tensioni. Le riserve della famiglia di lei e la decisione di lui di partire per la guerra come volontario metteranno alla prova la relazione tra i due.
Negli anni Ottanta, la figlia di Evelyn, Jackie, è una madre single: il marito Terry è andato via di casa nel tentativo di combattere la sua tossicodipendenza, lasciando soli lei e il figlio T.C. L’inaspettato ritorno dell’uomo sconvolge la ritrovata normalità di Jackie, la quale è lacerata dall’idea di dargli un’altra opportunità.
Nel 2010, in una New Orleans che porta ancora i segni dell’uragano Katrina, il venticinquenne T.C. è appena uscito di prigione quando il suo amico Tiger gli propone un “grande affare”. L’arrivo di un figlio sconvolgerà i piani del ragazzo, ma non il giro di eventi che ormai si è innescato.

Tre generazioni, tre destini e tre epoche a confronto: La libertà possibile racconta la faticosa conquista della libertà da parte dei membri di una famiglia di colore, oltre i pregiudizi sociali e le aspettative dei familiari, fra sogni infranti e porte che invece si aprono.

Con una scrittura incisiva e ricca di sfumature, che le è valsa la nomina al National Book Award 2017, Margaret Wilkerson Sexton costruisce un romanzo d’esordio in cui la brillante analisi sociale e la raffinata descrizione dei sentimenti umani sfiorano l’esattezza fotografica.


Siamo liete di essere uno dei quattro blog che, con le loro recensioni, chiuderanno questo Review Tour. Non abbiamo perso neanche una virgola delle opinioni degli altri partecipanti e siamo liete di constatare quanto un libro ben scritto, riesca sempre a mettere d'accordo tutti.
La cosa che ci ha sorprese infatti, è stato il nostro continuo annuire ad ogni recensione, il continuo mormorare "Anche noi... è così... infatti sì..." nel leggere opinioni così simili alle nostre.
E, in fondo, quando un libro che tratta temi caustici come razzismo, dipendenza da droghe e problemi sociali, riesce a suscitare tanti pareri positivi, ci vien da pensare che non è come si sente dire in giro ultimamente, che ormai non c'è speranza per la nostra e le generazioni a venire. La speranza c'è e come, basta sfogliare le pagine di un libro come "La libertà possibile" e aprire la mente a nuovi interrogativi e nuove soluzioni.

Se non avete poggiato il notebook sul comodino e siete ancora con noi, possiamo passare alla recensione vera e propria, iniziando con l'evidenziare l'unico punto che ancora non ci va giù di questo titolo: la trama. Vi sembrerà incomprensibile, ma facciamo subito chiarezza: l'elemento che dovrebbe indurre il lettore a comprare il titolo, nel caso de "La libertà possibile" fornisce a parer nostro un po' troppe informazioni, "lasciandosi scappare" a grandi linee la storia dei personaggi principali. Potrebbe essere un valore aggiunto per la spinta all'acquisto... o un'arma a doppio taglio. La storia di Evelyn, Jackie e T.C. è proprio lì sotto il nostro naso e dovremmo essere spinti da una enorme curiosità per voler approfondire cosa ha di speciale la loro saga famigliare.

E voi? Siete dei lettori curiosi?

Se state scuotendo la testa in segno di assenso, sappiate che verrete pienamente ricompensati.
Non è un caso se Margaret Wilkerson Sexton, nel 2017, è stata finalista del National Book Award. Parliamo di una scrittrice afroamericana che scrive di una famiglia afroamericana, originaria di New Orleans, se pensate che questo aggettivo non significhi nulla negli Stani Uniti del 2019, probabilmente non avete acceso la televisione negli ultimi dieci anni.

Afroamericano, o meglio, negro - come puntualizza la Wilkerson Sexton, è l'accezione su cui è costruita l'intera trama de "La libertà possibile". Abbiamo letto che secondo alcuni non è solo un libro che parla di razzismo, ed è vero, ma è sicuramente un titolo che fa riflette sulle conseguenze del razzismo.
La penna di Margaret Wilkerson Sexton scava, con uno stile scorrevole e quanto mai monolitico, nelle problematiche sociali che hanno come denominatore comune la segregazione razziale negli Stati Uniti, i cui strascichi sono percepibili anche nel 2019. Un'indagine che inizia nel 1944, raccontando di una società divisa tra bianchi e negri nonostante la guerra oltre oceano, una società che non riesce a trovare una propria identità se non attraverso l'alterità.
Ed è proprio in questa società di noi e loro che Evelyn cresce, negra, ma figlia di un medico, e quindi già più fortunata di altre ragazze col suo stesso colore di pelle.
Se i cartelli e i divieti della New Orleans degli anni Quaranta vogliono mettere le distanze, c'è una cosa che riesce a prevaricarli: l'amore. Evelyn imparerà a sue spese e sulla propria pelle il prezzo di un sentimento così forte.

Tra le storie di Jackie e del figlio di T. C., sicuramente è quella di quest'ultimo - quasi un nostro coetaneo - ad essere una fotografia nitida delle attuali condizioni della società post-segregazione. Se ad una prima lettura possa sembrare chiaro quanto siano state le scelte di Jackie ad influire sulla vita di T. C., facendo un passo in dietro e solo allontanandosi dal quadro famigliare, è possibile comprendere quanto sia sottile il modo di Margaret Wilkerson Sexton di gettare luce su un particolare strato della società prodotto della segregazione razziale. 
Le vita che sceglie di condurre T. C. non è solo condizionata da un infanzia senza padre e dall'essere figlio di un tossicodipendente. Tra i tre personaggi principali de "La libertà possibile", se Evelyn riveste il ruolo di monito, ricordando al lettore un passato che non può ripetersi, è T. C. che deve portarlo ad una riflessione sulle conseguenze della negazione della libertà.

"La libertà possibile" è un titolo di semplice lettura, ma di non così semplice comprensione. È un titolo che vuole parlare al lettore della condizione degli afroamericani nella società attuale, e che - se ascoltato - porta il lettore ad una riflessione semplice, ma profonda:

possibile che a distanza di sessant'anni, esiste ancora chi applaude alla minaccia di alzare muri e che punta il dito verso gli altri, senza comprendere quanto sia deleterio essere L'ALTRO di qualcuno?

Abbiamo dato a questo titolo


arrivando alla conclusione che dove c'è cultura non può esserci alterità, ed è anche per questo motivo che scriviamo ogni giorno parlando di libri, senza distinzioni di genere.








Review Party "La verità è che non ti odio abbastanza" di Felicia Kingsley


Buon pomeriggio, fanciulli!
Sono tornata con una nuova recensione... E potevo non parlarvi del nuovo libro di Felicia Kingsley, La verità è che non ti odio abbastanza?




TRAMA

Lexi è una principessa, non delle favole, ma dell’Upper East Side. La sua vita perfetta da facoltosa ereditiera di un impero finanziario scorre tra feste esclusive e shopping sfrenato nel quartiere più lussuoso di New York. A ventisette anni ha già la certezza di un futuro luminoso, di aver vinto la partita, almeno finché un affascinante sconosciuto non le cambia le carte. Il principe azzurro? No, è Eric Chambers, detective di punta dell’FBI, che sta indagando su una truffa miliardaria in cui è coinvolta la famiglia Sloan, venuto a spodestarla dal suo trono. Tanto attraente quanto ruvido e poco disponibile, Eric la reputa viziata e superficiale, e la tratta con distacco e indifferenza. Tra i due è subito guerra. Con tutti i suoi beni confiscati, Lexi si ritrova in mezzo a una strada da un giorno all’altro, ma lei non ha nessuna intenzione di rimanerci. Anzi! Se Eric le ha tolto tutto, dovrà essere lui ad aiutarla e Lexi non accetterà un no come risposta, almeno finché non sarà riuscita a riabilitare il nome della sua famiglia, anche perché lei sarebbe una preziosa risorsa per le indagini. Riusciranno l’ereditiera che cuoce i toast usando il ferro da stiro e l’integerrimo detective di Brooklyn a collaborare senza scannarsi? O senza… innamorarsi?



Sapete come si suol dire? Via il dente, via il dolore... ebbene, sarò schietta fin da subito, La verità è che non ti odio abbastanza è un romanzo che mi è piaciuto molto, ma decisamente sottotono rispetto ai precedenti capolavori di Felicia Kingsley. Purtroppo, il problema, quando abbiamo a che fare con un'autrice o un autore che non ci ha mai deluso, è che ci aspettiamo sempre il massimo da loro; alziamo le nostre aspettative e può capitare che, ad un certo punto, restiamo delusi. Io NON sono rimasta delusa da questo romanzo, sia chiaro; ho dato, come voto, quattro stelline su cinque che per me è un ottimo voto e non lo avrei mai dato se non lo avessi adorato, ma ci sono stati alcuni elementi che mi hanno fatto storcere il naso e a causa dei quali non mi sono sentita di dargli pieni voti, come era, invece, successo per tutti e quattro i precedenti libri di Felicia Kingsley. Ecco perché, questa recensione sarà divisa in due parti: la prima in cui vi elenco i motivi per cui questo romanzo è un 4 stelle; la seconda in cui vi spiego i motivi per cui non arriva a 5!
Partiamo, quindi, dalle cose che mi sono piaciute tantissimo:
-L'ambientazione: ho letteralmente AMATO la Manhattan scintillante, glamour e lussuosa che ci descrive Felicia; mi sono divertita moltissimo a leggere di come vivono i multimiliardari, tra feste esclusive, ristoranti stellati e vacanze da sogno. Forse, è un setting visto e rivisto, ma la scrittura della Kingsley me lo ha reso molto più affascinante di quanto abbiano mai fatto Sex and the City e Gossip Girl, il che è tutto dire. Così come mi è piaciuto tantissimo Red Hook e, più in generale, Brooklyn. Ho trovato molto bella la contrapposizione tra due quartieri, ma soprattutto, tra due stili di vita che stanno agli antipodi, ed è stato interessante esplorare la mentalità dei due tipi di abitanti. 
-I personaggi secondari: vogliamo parlare di Lady Di?? E' la migliore. LA MIGLIORE di tutto il libro. Una donna intraprendente, forte, che nella vita ha sofferto ma che ha saputo anche rialzarsi e costruirsi la vita che sognava. Una donna di classe che non rinuncia al lusso, ma che è in grado di sporcarsi le mani quando serve. Una Donna con la D maiuscola. 
Anche Brianna mi è piaciuta moltissimo; gentile, disponibile e generosa, anche quando i suoi tre bambini le rendono la vita impossibile. 
-I riferimenti all'alta moda: per chi non lo sapesse, io sono un'amante dello shopping di lusso, delle scarpe e delle borse firmate, e ogni volta che la protagonista parlava di questo o quel brand mi scappava un sorrisetto di gioia. Forse è una cosa stupida, ma il mio cervello funziona così... 
-La scrittura di Felicia Kingsley: ormai lo sapete, adoro la prosa della scrittrice. Trovo che sia diretta, ironica, elegante... senza tutte quelle metafore assurde che le scrittrici di romance amano tanto, ma comunque in grado di portare alla mente immagini colorate, nitide, vivide e dettagliate. Mi piace il fatto che non ci si annoi mai leggendo un suo romanzo, e che si sorrida spessissimo, almeno
tanto quanto si ha il batticuore. 
Ma, direi che è il momento di parlare dei lati negativi del romanzo. Prima, però, ci tengo a precisare ancora una volta che il libro mi è piaciuto tanto, solo che mi aspettavo di più. 
-I protagonisti: è con enorme dispiacere, davvero enorme, che devo ammettere di non aver particolarmente apprezzato né Lexi, né Eric. 
La nostra protagonista è Lexi Sloan, un'ereditiera newyorkese multimiliardaria che, da un momento all'altro, si ritrova completamente senza soldi e che è costretta a vivere come tutti i comuni mortali. Io vi giuro che l'ho trovata estremamente irritante; completamente fuori dal mondo. Io capisco che nella sua vita sia sempre stata servita e riverita, ma la cara Lexi non sa neanche come funziona un supermercato... cioè, anche io, come Lexi, sono cresciuta nella bambagia, lo ammetto, servita, riverita e viziatissima (tra l'altro, condivido con Lexi anche il giorno del compleanno), ma quando sono andata a vivere da sola, per la prima volta, sapevo come funzionasse fare la spesa. Non ho mai avuto bisogno di prendere un mezzo pubblico, come Lexi, ma sapevo come funzionavano... dai, ho capito vivere nel lusso, ma Lexi Sloan è completamente fuori dal mondo, possibile che non abbia mai visto, neanche in TV, qualcuno che prende la metropolitana? Davvero?? E poi, Lexi, ci vuole davvero qualcuno che ti dica che se porti una borsa da 50 mila dollari in un quartiere povero, ti ritrovi senza nel giro di un quarto d'ora? Boh. Non mi è neanche piaciuto il modo in cui abbia preteso che Eric la ospitasse, dando a lui la colpa del suo essere diventata povera! MA DAVVERO LEXI?? Eric?? Non la tua famiglia truffaldina?? Wow.
E parliamo proprio di Eric... lui, in realtà, mi stava piacendo moltissimo fino a quando non ha detto questa frase "ti ho desiderata fin dal primo momento che ti ho vista" (o, insomma, qualcosa del genere). NO. NO. NO. NO. Ma perché l'uomo di turno, nei romanzi rosa, deve sempre provare attrazione per la ragazza in questione, fin dal primo momento che la vede?? Personalmente avrei preferito un Eric che avesse iniziato a provare attrazione piano piano, man mano che conosceva Lexi, un po' come Ashford per Jemma, o Blake per Summer. 
Un'altra cosa che mi ha fatto innervosire è stato il comportamento di Eric a fine romanzo; non farò spoiler, ma il modo in cui tratta Lexi è irritante. Ok, Lexi ha sbagliato e su questo siamo tutti d'accordo, ma quella poveretta gli ha chiesto perdono in tutti i modi possibili e lui, che due giorni prima era pazzo di lei, diventa glaciale, come se gli esseri umani non potessero mai sbagliare; è un atteggiamento che a me infastidisce tantissimo; ci sta arrabbiarsi, è giusto, ma quando l'altro capisce il suo errore e ti prega di perdonarlo, una seconda possibilità è giusto darla, a maggior ragione se la persona che ha sbagliato non sapeva di quanto fosse grave il suo errore. E per finire la mia invettiva contro Eric, vi dico che io ODIO le persone che "non possiamo stare insieme", "siamo troppo diversi", "ci faremmo del male a vicenda"... NO. 
-Ultimo punto a sfavore di La verità è che non ti odio abbastanza, è il finale. [INIZIO SPOILER] Non so perché, ma inizia a stufarmi quando passa del tempo senza che i due si parlino, e poi, nelle ultime pagine, uno dei due fa un passo e BOOM, con due parole tutto è dimenticato... [FINE SPOILER].

Quindi, cosa penso di questo romanzo? Penso che sia molto carino, una storia d'amore simpatica, da leggere tutta d'un fiato, ma penso anche, anzi so per certo, che Felicia Kingsley può fare, e sono sicura che farà, di meglio. Mi è dispiaciuto tantissimo dover parlare in modo non del tutto positivo di questo libro, lo aspettavo con trepidazione e la prima a starci male sono io, ma sono sempre stata sincera e trasparente su questo blog, quindi è giusto parlarvi anche dei lati negativi. Comunque, sinceramente, non vedo l'ora di leggere il prossimo romanzo di Felicia Kingsley che, se non sbaglio, sarà quello ambientato a Venezia; mi incuriosisce davvero tantissimo. 


Voto:




Ecco le recensioni che ho scritto per i precedenti libri di Felicia Kingsley:

- Due cuori in affitto: RECENSIONE
- Una Cenerentola a Manhattan: RECENSIONE 
- Stronze si nasce: RECENSIONE 
- Matrimonio di convenienza: RECENSIONE 





Voi avete già letto questo romanzo? Cosa ne pensate? 











martedì 5 novembre 2019

[Review Party] Recensione: Non siamo mai stati qui di Lara Prescott


Quattro giorni e saranno passati trent'anni, 10950 giorni, un altro secolo, dalla notte del 9 novembre 1989. Una picconata e poi un'altra, e non solo, i colpi scalfiscono il muro che ha diviso per più di vent'anni l'Est dall'Ovest. Chi è dal lato occidentale sa solo in parte cosa ci sia oltre, famiglie, case, vecchi posti di lavoro, ma nessuno ha davvero idea della vita oltre il muro.

La Germania Est è solo un pallido esempio della vita sotto il governo sovietico, un esempio che sconvolge. E vivere in Russia allora? La riscoperta di una Germania rimasta indietro di trent'anni, riesce solo a far immaginare meglio cosa volesse dire vivere nel cuore del regime sovietico.

Cosa significava essere scrittori nella Russia della Guerra Fredda?
A trent'anni da mea culpa forse solo sussurrati, vi presentiamo un libro che getta una nuova luce sul regime che ha sconvolto l'Europa orientale dalla metà del Novecento fin quasi alla sua fine:

NON SIAMO MAI STATI QUI
di Lara Prescott


Trama:

Mosca, 1949. È notte fonda quando Olga Ivinskaja viene prelevata dall’angusta cella che divide con altre prigioniere. Quello che gli uomini in nero vogliono sapere – e che Olga rifiuta ostinatamente di confessare – è se davvero il grande Pasternak stia lavorando a un’opera sovversiva in grado di gettare cattiva luce sul regime sovietico. Ma invece di mettere nero su bianco le informazioni che l’interrogatore prova a estorcerle, Irina impugna la penna per raccontare la sua storia. La storia di un amore proibito più tenace persino della prigionia. E di un romanzo, “Il dottor Živago”, più forte di ogni censura. A Washington, intanto, presso la sede centrale della CIA, la giovane Irina viene arruolata come dattilografa e presto promossa al ruolo di spia. In piena Guerra Fredda, tra i suoi obiettivi c’è quello, delicatissimo, di aggirare il bando che vieta la pubblicazione di “Živago” in Unione Sovietica, e risvegliare la sete di libertà della popolazione sfruttando l’arma più micidiale e sottovalutata che esista: il potere delle parole. 
“Non siamo mai stati qui” è il racconto a più voci di un’epoca travagliata e di una formidabile avventura umana, sentimentale e letteraria. Un omaggio a un tempo in cui “credevamo che i libri potessero cambiare la storia”.


Se questo pomeriggio vi venisse un'idea, secondo voi, brillante per un nuovo libro e riuscireste a buttar giù qualcosa in nottata, tra una settimana riuscireste già a vederlo pubblicato su varie piattaforme on-line. 
Se vi capitasse di leggere qualcosa che vi disturba, magari su un social network, in meno di due secondi avreste la possibilità di replicare, anche solo con una reaction.
"Mi piace", "Sono d'accordo", "No, secondo me non va bene", "Questo assolutamente non si fa", siamo così abituati a poter esprimere liberamente un parere che non ci rendiamo conto di cosa voglia dire: LIBERTÀ. 
Una parola accessibile quasi a tutti al giorno d'oggi, ma che il Novecento sembrava voler cancellare dal vocabolario della società.
E per chi viveva di parole? 

Alzi la mano chi ha sentito almeno una volta questo titolo:
Il dottor Živago
e resti con questa stessa mano alzata chi conosce il nome della penna che lo ha partorito.
Ora, tenga la mano in alto per altri due secondi, chi sa come Boris Pasternak, in Russia, durante la Guerra Fredda, sia riuscito a pubblicare un romanzo che abbatte la facciata patinata ed eroica del Regime comunista.

Ma forse è meglio partire dalla fine, nel 1957 la casa editrice Feltrinelli, su traduzione di Pietro Zveteremich, pubblica in anteprima mondiale Il dottor Živago. C'è chi apprezza la storia d'amore tra il protagonista e l'amante, chi si strugge alla descrizione della gelida Russa divisa dalla guerra civile e c'è chi riesce ad andare oltre, a scavare tra le righe leggendo di un Regime che non ha una politica uguale per tutti, come invece professa. Fattori e lettori diversi portano il romanzo ad avere un successo mondiale, ma perché Boris Pasternak non lo aveva pubblicato prima di tutto nel suo Paese? E cosa comporterà questo evento per lo scrittore?

Con "Non siamo mai stati qui", Lara Prescott risponde a domande che i lettori del 2000 difficilmente si pongono e lo fa in modo magistrale, mostrando da un lato il Rosso Est e dall'altro l'Europa libera, spingendosi fin oltre Oceano.

Di capitolo in capitolo, ogni personaggio racconta il suo Dottor Živago, o meglio, il legame che ha con questo libro, con lo scrittore e con la società e l'epoca alle quali appartiene, fornendo al lettore tanti pezzi di un puzzle. 

La penna della Prescott è fluida e indagatrice, riesce a conferire alla trama una cornice in grado di catapultare il lettore in due mondi paralleli, la Russia e gli Stati Uniti nel decennio degli Anni Cinquanta.
La Russia dei gulag e dei silenzi, delle parole sussurrate, delle carceri politiche, si staglia contro la nuova America, il nuovo Mondo che finalmente respira libertà e si scrolla di dosso la paura alla fine del secondo conflitto.

Impossibile non animare questo fondale con personaggi dalla forte caratterizzazione. Che siano dalla parte libera del mondo o non, tutti lottano per qualcosa. Il legame forte tra Boris e Olga, la determinazione e la paura di agire sotto il regime sovietico, il rapporto tra Irina, Terry, Sally e Harry, pedine di quella che sarà una delle organizzazioni di spionaggio più famose mondo, Lara Prescott scosta la tenda che divide libro e lettore per mostrarci - sebbene in modo romanzato - cosa ha comportato scrivere uno dei romanzi più famosi della letteratura russa.

"Non siamo mai stati qui" è uno dei pochi titoli che in questo 2019, con le sue 449 pagine intrise di amori tormentati, sofferenze e Storia, è stato in grado di stregarci, di rubarci qualche pomeriggio senza prestare attenzione a nient'altro, di suscitare in noi la curiosità di voler sapere il come e il quando di altri classici della letteratura mondiale.

Impossibile non assegnare a questo titolo:


e consigliare di correre subito a comprarlo, leggero e rileggerlo, per comprendere meglio il capolavoro di Pasternak.



lunedì 4 novembre 2019

Review Tour "Il Regno Corrotto" di Leigh Bardugo.



Buongiorno miei cari lettori, come procedono le vostre letture? Le mie a meraviglia, infatti oggi sono qui per parlarvi di Il Regno Corrotto di Leigh Bardugo, seguito di Sei di Corvi, ed ultimo libro della duologia ;)



TRAMA

Kaz Brekker e la sua banda di disperati hanno appena portato a termine una missione dalla quale sembrava impossibile tornare sani e salvi. Ne avevano dubitato persino loro, a dirla proprio tutta. Ma rientrati a Ketterdam, non hanno il tempo di annoiarsi nemmeno un istante perché sono costretti a rimettere di nuovo tutto in discussione, e a giocarsi ogni cosa, vita compresa. Questa volta, però, traditi e indeboliti, dovranno prendere parte a una vera e propria guerra per le buie e tortuose strade della città contro un nemico potente, insidioso e dalle tante facce. A Ketterdam, infatti, si sono radunate vecchie e nuove conoscenze di Kaz e dei suoi, pronte a sfidare l'abilità di Manisporche e la lealtà dei compagni. Ma se i sei fuorilegge hanno una certezza è questa: dopo tutte le fughe rocambolesche, gli scampati pericoli, le sofferenze e le inevitabili batoste che hanno dovuto affrontare insieme, troveranno comunque il modo di rimanere in piedi. E forse di vincerla, in qualche modo, questa guerra, grazie alle rivoltelle di Jesper, al cervellone di Kaz, alla verve di Nina, all'abilità di Inej, al genio di Wylan e alla forza di Matthias. Una guerra che per loro significa una possibilità di vendetta e redenzione e che sarà decisiva per il destino del mondo Grisha.




[Ci saranno SPOILER da Sei di Corvi]

Il Regno Corrotto si apre esattamente dove Sei di Corvi si era chiuso (QUI la mia recensione). Ritroviamo, quindi, cinque dei nostri Scarti preferiti alle prese con un nuovo piano per salvare il sesto membro della loro banda, e, ovviamente, da qui in avanti sarà un susseguirsi di trame intrecciate, folli piani e sprezzante ironia. Non posso parlare molto della trama, altrimenti sarebbe spoiler, quindi mi limiterò a spiegare i motivi per cui ho amato Il Regno Corrotto ancora più di Sei di Corvi. 
Ebbene sì, come al solito io sono la voce fuori dal coro perché penso di essere l'unica ad avere amato questo secondo romanzo più di quanto abbia amato il primo; ma il fatto è che, se in Sei di Corvi i nostri protagonisti hanno affrontato il loro passato, ne Il Regno Corrotto si ritrovano a dover affrontare il presente, a fare i conti con la loro psiche, con i loro problemi interiori, tutti derivanti da quel passato che, in realtà, è più attuale di quanto si possa immaginare. Ho trovato che Leigh Bardugo abbia saputo gestire alla perfezione la psiche di 6 ragazzi devastati, alle prese con vere e proprie malattie mentali e disabilità fisiche, alcuni, e con una mentalità retrograda e chiusa che, però, ha radici molto profonde, altri. 
Quello che ho apprezzato tantissimo di questa duologia, e soprattutto, di questo libro, è proprio l'importanza che viene data ad alcuni temi che, purtroppo, non si affrontano troppo facilmente in romanzi destinati ai giovani-adulti. E l'eleganza con cui la Bardugo riesce a parlarcene è incredibile; la narrazione non risulta mai pesante, ma, al contrario, riesce sempre a strapparci un sorriso, nonostante si stiano trattando alcune tematiche estremamente delicate e complesse.
Si parla, in primo luogo, di disabilità, sia fisica che mentale. Abbiamo, quindi, Kaz che senza il suo bastone non può camminare; Jesper assuefatto al gioco d'azzardo; Waylan che, per quanto si sforzi e ci provi, proprio non riesce a leggere e scrivere; Nina che sta combattendo contro la crisi d'astinenza provocatole dalla droga assunta nel primo libro; Inej che combatte contro i ricordi del suo rapimento e del conseguente periodo come schiava di piacere; e Matthias, soldato Fjerdiano che per amore ha tradito il suo popolo e i suoi fratelli d'arme, un popolo così profondamente legato alla propria terra alla propria cultura che gli impediva di fraternizzare con chi è diverso, che lo costringe ad uccidere i Grisha; adesso, Matthias deve imparare a convivere con il senso di colpa, ma soprattutto ad aprire la mente e a mettere in dubbio tutto quello a cui ha sempre creduto, rinnegando la sua terra e la sua cultura. 
Un'altra cosa che ho apprezzato è stata la rappresentazione di una ragazza grassa, per la prima volta in senso assolutamente positivo. Quello che ho notato è che, quando un personaggio è descritto come grasso, di solito, gli si attribuiscono caratteristiche negative, oppure un'intelligenza inferiore rispetto agli altri protagonisti; o ancora, l'essere grassi viene visto come un problema da risolvere; in questa duologia, invece, Nina, ragazza decisamente sovrappeso, viene descritta come intelligentissima, bellissima, affascinante, con uomini e donne che cadono ai suoi piedi, coraggiosa, divertente e dolcissima, assolutamente non negativa. Trovo che questo tipo di rappresentazione, purtroppo, avvenga troppo poco, soprattutto in romanzi per ragazzi, e ho apprezzato che la Bardugo, invece, abbia creato questo meraviglioso personaggio. 
Allo stesso modo di Nina, ho apprezzato la disabilità di Kaz; spesso si tende a credere che le persone disabili non siano in grado di fare quello che i sani riescono a fare, be', Kaz ci ha dimostrato che non è così; Kaz è la mente più furba del gruppo e il combattente migliore tra tutti, nonostante sia
disabile. 
Quindi grazie Leigh, grazie mille per averci mostrato che esistono anche diversi tipi di rappresentazione. A livello di trama, invece, ho amato Il Regno Corrotto più di Sei di Corvi (che comunque mi è piaciuto da impazzire), perché l'ho trovato più avvincente, con molti più colpi di scena, una storia più complessa e avvincente. Anche il finale mi è piaciuto tantissimo, nonostante sia, così come quello della Grisha, dolce e amaro al tempo stesso; ho pianto talmente tanto che con le mie lacrime ci si poteva creare un fiume, ma, nonostante questo, trovo che sia perfetto. 
Davvero, non capisco tutte le critiche mosse a questo libro, spiegatemi, sul serio!

Dopo ciò, penso decisamente che le serie che compongono il Grishaverse siano assolutamente tra le mie preferite della vita. 
Adesso spero che la Mondadori porti in Italia pure Language of Thorns e King of Scars. 


Voto:











Voi avete già letto questa duologia? E le altre serie della Bardugo? ;)










sabato 2 novembre 2019

Blog Tour: la recensione di "Plight. Promessa di matrimonio" di KM Golland

Buongiorno lettori!
Con oggi si conclude il Blog Tour dedicato a Pligh. Promessa di matrimonio di KM Golland.
In tutti i blog che hanno partecipato a questo evento troverete la recensione di questo divertente e romantico romanzo.
Ringrazio ancora Triskell Edizioni per l'opportunità di averlo letto.




Titolo: Plight – Promessa di matrimonio
Titolo originale: Plight
Autrice: KM Golland
Traduttrice: Daniela Righi
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Genere: contemporaneo
Lunghezza: 200 pagine
Prezzo e-book: 3,99€

Trama:
Plight [plahyt]
Sostantivo: una situazione difficile, o spiacevole.
Verbo: impegno o promessa solenne. Fidanzamento ufficiale prima del matrimonio.
Mi sono promessa a un uomo. Beh, tecnicamente a un ragazzo. Avevamo otto anni ed eravamo vicini di casa. Mi ha regalato un Cheezel, me lo ha infilato al dito e mi ha chiesto di sposarlo.
Quel Cheezel me lo sono mangiato.
Ho anche risposto di sì, ma che avremmo dovuto aspettare finché non avessimo avuto trent’anni.
La scorsa settimana ne ho compiuti trenta e adesso lui vuole riscuotere quella promessa.
A parte gli scherzi, Elliot Parker è matto se pensa che, di punto in bianco, con un messaggio privato su Facebook, possa stipulare il diritto vincolante di un accordo contrattuale verbale, che suggellerà il nostro fidanzamento del cazzo, di ventidue anni fa.
Matto.
Però, chissà se è davvero come nella foto del profilo?

Quando ho letto la trama, non ho saputo resistere! Sembrava così tanto una fiaba moderna, quasi surreale, che mi ha scaldato l'animo.
La storia comincia in modo a dir poco esilarante, in uno scambio di messaggi tra i due protagonisti: da una parte troviamo Danielle, store manager degli Essendon Bomber, con un'espressione che può ricalcare tranquillamente questa:


Dall'altra troviamo Elliot, giovane avvocato di successo, che dopo ben diciassette anni torna alla carica ricordando una promessa fatta tra loro a 8 anni: quando avrebbero entrambi compiuto trent'anni si sarebbero sposati.
Una promessa da bambini, una di quelle a cui di solito diamo poco conto, ma che per lui rappresentava qualcosa di serio. Migliori amici da sempre, avevano affrontato avventure e pericoli insieme, avevano potuto essere sempre se stessi l'uno con l'altra, finché le strade non si erano divise. Da quel momento in poi, il nulla. Nessun contatto, nessun incontro.
Fino a quel messaggio che rievoca la promessa e fino a quell'impresa che li rivede insieme ora, nel rinnovare il giardino dell'uomo che un tempo li aveva salvati.
Complice quel luogo un tempo meraviglioso, due mamme fantastiche e una sorella un po' impicciona, Danielle e Elliot si ritrovano a condividere molti momenti insieme. 

Danielle non era cambiata. Provava ancora a raccontarmi cazzate, proprio come faceva quando eravamo più giovani, solo che questa volta non sapevo per quale motivo. Quando eravamo bambini, non aveva mai voluto essere la mia ragazza, perché preferiva di più essere mia amica. Avevo persino tentato di convincerla diversamente, promettendole che sarebbe sempre stata mia amica, a qualunque costo. Ma non aveva mai voluto darmi ascolto. Un’eterna testarda. Quando si metteva in testa una cosa, non c’era verso di farle cambiare idea. Nemmeno con lo scalpello. E credetemi, ci ho provato…senza lo scalpello però.

La storia tra Elliot e Danielle mi è sembrata una continua danza: si avvicinavano, si allontanano, si sfioravano, si sfuggivano, poi tornavano a incontrarsi. Ho sempre avuto quest'immagine in mente nell'intrecciarsi di desideri e paure che li avvolgevano, portandoli a volte a fare anche delle emerite cavolate (ah, l'orgoglio!). 
Tra i due protagonisti, ho apprezzato davvero tanto Elliot: lo conosciamo davvero fino in fondo, in ogni sua sfumatura, pregio e difetto. Incontriamo le sue paure, le sue difficoltà di ragazzino, il desiderio ora di uomo. Riusciamo a empatizzare con lui e a comprendere i motivi alla base di ogni sua azione e, lo ammetto, ho sempre fatto il tifo per lui! Danielle l'ho trovata descritta un po' a metà: conosciamo la donna di oggi, con i suoi pensieri, le sue convinzioni a volte irrazionali, ma non sono riuscita a farmi prendere da lei, sentivo come se mi mancasse qualcosa. 

«Tutti commettono degli errori. Tutti. Non esistono persone perfette in un mondo perfetto, perché nessuna delle due cose sussiste. Gli esseri umani non sono perfetti. La vita non è perfetta. Ed è attraverso i difetti e gli errori che impariamo ad accettare e a perdonare, e ci aiutano a crescere.»

Una storia esilarante, ricca di colpi di scena, dal ritmo incalzante e dalle descrizioni curate. Il finale mi ha un po' spiazzato nel suo giungere quasi troppo presto: come con il personaggio di Danielle, mi è sembrato che mancasse qualcosa alla fine a renderlo davvero perfetto.
Una storia frizzante e allegra che saprà regalarvi momenti di romanticismo e di divertimento.
Da non perdere!

Voto:



venerdì 1 novembre 2019

[Blog Tour] "Il ritornante" di Paola Barbato: Focus on Bo!

"A volte il contrario del Male è sempre il Male"

Buona sera cari lettori,
e benvenuti all'ultima tappa del blog tour dedicato alla nuova uscita firmata "Il battello a vapore":
 "Il ritornante"di Paola Barbato! 
Il focus di oggi sarà sull'ultimo dei quattro ragazzi del sottoscala, Bo. 
Prima però, come sempre, qualche informazione sul volume.



Pagine: 128 
Prezzo: 14 euro

Trama: 

Tutti hanno un gemello malvagio nascosto da qualche parte. E se ti trovassi davanti il tuo?

Nel mondo esistono alcuni luoghi che portano all’inferno. Le Grotte di Arlind sono uno di questi, ed è lì che devono entrare Janice, Ian, Michael e Bo, le quattro nullità della scuola. Hanno avuto paura tutta la vita. Ma ora le cose devono cambiare.


FOCUS ON: BO

Quando ho scelto quale dei quattro protagonisti analizzare nella mia tappa per questo blog tour, l'ho fatto in base ai miei impegni e non immaginavo di certo che alla fine avrei ritrovato in Bo il mio personaggio preferito.
Sono veramente felice quindi di potervela presentare.

Bo è una ragazza che si è sempre sentita tormentata da tutto e da tutti. Già alla scuola elementare per questo motivo aveva iniziato a isolarsi e rinchiudersi in se stessa, comportamento che è peggiorato sempre di più fino a che la ragazza non ha smesso di parlare.Non rivolge parola nemmeno ai professori. Come se non avesse già i suoi problemi finisce, come altri ragazzi, nel mirino del sadico bullo della scuola Wayne Cook che, convinto un giorno o l'altro l'altro l'avrebbe spinta ad aprire la bocca, la tormenta senza pietà.


"Uno di questi giorni ti farò urlare, quanto meno te lo aspetti."


Il bello di Bo è che in lei c'è molto di più di quello che appare. Questa ragazza infatti è estremamente coraggiosa e intelligente. E' lei che ha il coraggio di entrare nella grotta di Arlind ed ignorare tutte le spaventose leggende che la circondano per aiutare sé stessa e i suoi nuovi amici.  Inoltre proprio grazie al suo carattere schivo e diffidente è la prima del gruppo di eroi ad accorgersi che qualcosa non va affatto nel temuto bullo Wayne Cook. Bo nota in lui qualcosa di spaventoso ed estremamente inquietante e decide così di scoprire la verità. E' una ragazza brillante, arguta e anche, a mio avviso, il personaggio che per primo trova la forza di  oltrepassare i propri limiti. Compatte le proprie paure e dimostra un coraggio che veramente in pochi avrebbero avuto trovandosi al suo posto. Sono sicura che una volta conosciuta questa giovane e timida adolescente conquisterà i vostri cuori esattamente come ha conquistato il mio!

Il temi importanti ed estremamente delicati affrontati in quest'opera sono svariati, dal bullismo all'accettazione di sé fino allo spingersi oltre i propri limiti, e vengo affrontati con grande maestria e naturalezza. Lo stile di Paola Barbato è unico come lo è la sua storia che senza dubbio merita di essere letta. Meravigliose e molto adatte allo stile della scrittrice le illustrazioni di Lucrezia Buganè che accompagnano passo passo il lettore nella storia dando voce e volto ai protagonisti della vicenda.

Voto:

Jane