venerdì 18 settembre 2020

Review Tour: Il gioiello della corona di Paul Scott


Hello readers! 
Sembrano passati secoli dall'ultima volta che "ci siamo letti", mea culpa lo so! 
Per farmi perdonare, in queste ultime settimane mi sono immersa nella lettura del primo romanzo di una serie finalmente arrivata in Italia grazie alla Fazi Editore.

L'ex cadetto Paul Scott, arrivato in India nel 1940 con l'esercito britannico, pubblica nel 1966

"IL GIOIELLO DELLA CORONA"


Trama:

India, 1942. La seconda guerra mondiale ha mostrato che l'Impero britannico non è invincibile: la frattura con l'India - il gioiello della corona imperiale - si sta facendo sempre più profonda e pericolosa, mentre gli indipendentisti ingrossano le loro fila. In questo clima carico di tensioni e contraddizioni vive la giovane inglese Daphne Manners, che si è da poco trasferita nella cittadina di Mayapore. Qui ha conosciuto il bellissimo Hari Kumar, ragazzo intelligente e colto che come lei è nato e cresciuto in Inghilterra, ma è indiano; per questo, i due sono costretti a tener segreto il loro amore. Una notte, dopo un incontro appassionato con Hari nei giardini di Bibighar, Daphne viene sorpresa da un gruppo di uomini e violentata: per la polizia, guidata dal sovrintendente Merrick, questa è l'occasione ideale per stringere il pugno di ferro sulla popolazione locale. A partire dalla missionaria Miss Crane, insegnante da sempre vicina alla causa indiana che si trova spiazzata e incapace di agire di fronte all'aggressività degli scontri, tutti i membri della comunità di Mayapore dovranno fare i conti con questo e altri crimini violenti. Amori, segreti, rivolte e complotti sullo sfondo di un affresco storico che mostra in maniera dirompente il razzismo, l'ingiustizia sociale ma anche la forte crisi politica e identitaria di due paesi dai destini intrecciati: India e Inghilterra, gioiello e corona, stretti nel soffocante abbraccio imperiale.


L'India non è né cattiva né buona. L'India è un Paese che ammalia, una perla da sfoggiare in mano ad un popolo da addomesticare. Il compito dell'Impero Britannico è quindi uno soltanto: civilizzare.
Per comprendere quanto ci sia di falso nella propaganda imperialista, bisognerebbe compiere un viaggio di 5.554 miglia, Inghilterra - India, senza tornare indietro almeno per un po'. 
Lo fa Paul Scott per primo e solo così può lasciare che lo facciano i propri personaggi, da Miss Crane a Daphne Manners e Hari Kumar, riuscendo a rappresentare in modo vivido - ma senza mai schierarsi - il braccio di ferro tra l'Impero britannico e l'India indipendentista durante gli anni Quaranta del Novecento.


Il lettore che arriva a Mayapore grazie a Miss Edwina Crane non scoprirà mai che c'è un trucco: la città non esiste per davvero. Non è un inganno però, badate bene. Paul Scott fa di una città immaginaria l'emblema di un periodo storico. Con i discorsi di Mr. Gandhi alla radio in sottofondo, il quartiere inglese e la parte dei nativi, ogni città dell'India del 1942 è Mayapore.
Lo scittore lo sa bene e si serve di lunghe e fitte descrizioni per far comprendere a chi segue la storia dall'esterno che la chiave per comprendere Il gioiello della corona è soltanto una: la pesante cornice fatta di pagine e pagine che quasi soffocano una trama semplice. 
proprio questa, le lunghe descrizioni di un paese esotico che sembrano fare da pesante cornice ad una trama semplice e subito svelata.

"Questa è la storia di uno stupro, degli eventi che vi hanno condotto e che l'hanno seguito e del posto in cui è accaduto"

rivela lo scrittore già alla seconda pagina della prima parte. E al lettore tocca solo pazientare, farsi trasportare in un Paese carico quanto un barile di polvere da sparo e capirne la potenza dell'esplosione prima di tutto dal colore del cielo, dagli sguardi dei nativi e dai gesti dei soldati inglesi.
La storia d'amore tra Daphne Manners e Hari Kumar diventa quindi un pretesto per illustrare cause e conseguenze.

Approposito, sapete che esiste anche una mini-serie omonima, The jewel in the crown,
girata dalla ITV negli anni Ottanta?

L'episodio dello stupro serve al lettore per porsi al centro del più grande conflitto che fa da quinta scenica alla trama e capire poi che cosa sia giusto e cosa sbagliato, chi sia buono e chi invece cattivo lo decidono sempre le circostanze.

[Enorme parentesi:
Ovviamente non voglio sminuire lo stupro in sè. Ripeto: OVVIAMENTE. Non leggerete mai un mio "... ma se l'è cercata" o stupidaggini simili. Azioni del genere si condannano sempre, letterarie o meno.]

Penso che con la tetralogia The Raj Quartet, l'intenzione di Paul Scott non fosse quella di catturare il lettore in una storia avvincente al punto tale da non riuscire a scollarsi dal libro. Scott voleva raccontare la SUA India, i SUOI ultimi giorni del Raj britannico e ci riesce trasformando la trama in una piccola esca.

Non vi mentirò dicendo che Il gioiello della corona siano quattrocento leggerissime e scorrevoli pagine che terminere in un weekend al mare. Questo romanzo è pesante e non si lascia leggere facilmente, ma se volete ascoltare una voce autentica parlarvi dell'esperienza coloniale e di ciò che ha comportato, armatevi di pazienza e prendete questo piccolo mattoncino... prima che - dita incrociate - esca il secondo capitolo, The day of the Scorpion.
Non vorrete mica rimanere indietro?!

Giudizio complessivo:



Speravate in un mio ritorno sottoforma di recensione infarcita di cuoricini e tanto amore? NAAAAH!
Ma se in questo periodo avete letto qualcosa che non potrei assolutamente perdere, potete sempre consigliarmelo nei commenti!






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